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Martedì 9 Giugno 2026 · 8 min lettura

Se ti stai chiedendo se giurisprudenza è difficile prima di iscriverti, stai facendo la domanda giusta. È uno dei corsi universitari più lunghi e impegnativi del panorama italiano, con un carico di studio elevato, un metodo di apprendimento molto diverso da quello delle scuole superiori e percentuali di abbandono che parlano chiaro. Ma difficile non significa impossibile: significa che richiede consapevolezza, metodo e una motivazione solida. 

In questo articolo trovi un’analisi onesta su cosa rende questo corso così impegnativo, su chi lo abbandona e perché, e su come il formato online può cambiare concretamente l’esperienza di studio.

Giurisprudenza è difficile: cosa dicono i numeri?

Partiamo dai dati, perché sono il modo più onesto per rispondere alla domanda. Il tasso di abbandono di giurisprudenza è tra i più alti del sistema universitario italiano. Secondo le rilevazioni più recenti sulle carriere universitarie, una quota rilevante degli studenti iscritti a Giurisprudenza non porta a termine il percorso entro i tempi regolari, con tassi di dispersione nei primi due anni che si collocano stabilmente sopra la media nazionale. Si tratta di una percentuale significativamente superiore alla media nazionale degli altri corsi di laurea, che si attesta intorno al 20-25%.

Questo dato non significa che il corso sia inaccessibile, ma che molti studenti ci arrivano senza piena consapevolezza di cosa li aspetta. La differenza tra chi completa il percorso e chi lo abbandona non dipende quasi mai dall’intelligenza, ma dalla motivazione, dall’organizzazione del tempo e dalla capacità di adattare il proprio metodo di studio a un formato completamente diverso da quello scolastico.

Perché il corso di Giurisprudenza è così impegnativo

La difficoltà del corso di Giurisprudenza nasce da una combinazione di fattori che lo distingue da quasi tutti gli altri percorsi universitari.

Il primo è la durata: si tratta di un ciclo unico di cinque anni, senza la possibilità di fermarsi a una triennale e valutare se continuare. Chi si iscrive si impegna fin dall’inizio in un percorso lungo, che richiede continuità e resistenza nel tempo.

Il secondo fattore è la tipologia del materiale di studio. I testi giuridici sono complessi, tecnici e spesso scritti in un linguaggio che richiede tempo per essere assimilato. Non si tratta di memorizzare formule o risolvere problemi con una soluzione univoca: si tratta di comprendere ragionamenti, interpretare norme, costruire argomentazioni giuridiche coerenti. Questo approccio analitico è molto diverso da quello richiesto nelle scuole superiori e richiede un cambio di metodo radicale.

Il terzo fattore è il volume degli esami. Un piano di studi tipico di giurisprudenza prevede tra i 25 e i 30 esami distribuiti sui cinque anni, molti dei quali con programmi di centinaia di pagine. La gestione di questo carico richiede pianificazione, disciplina e la capacità di studiare in modo costante anche nei periodi in cui non si avvicina una sessione.

Il tasso di abbandono, chi lascia e perché?

Analizzare il tasso di abbandono di giurisprudenza in modo più dettagliato rivela che la maggior parte degli abbandoni avviene nei primi due anni del corso. È in questa fase che gli studenti si confrontano per la prima volta con il metodo universitario, con esami orali lunghi e articolati e con un ritmo di studio molto più intenso rispetto a quello della scuola secondaria.

Le ragioni più comuni che spingono gli studenti ad abbandonare includono:

  • Sottovalutazione del carico di studio iniziale, con un accumulo di esami non sostenuti che diventa rapidamente ingestibile
  • Scelta del corso motivata da fattori esterni, come la pressione familiare o l’idea vaga di voler fare l’avvocato, senza una reale comprensione di cosa significa studiare diritto per cinque anni
  • Incompatibilità tra orari di frequenza in presenza e impegni lavorativi, che costringe molti studenti a scegliere tra il lavoro e gli studi
  • Mancanza di un metodo di studio efficace per affrontare testi tecnici complessi, che genera frustrazione e perdita di motivazione nelle prime sessioni

Quest’ultimo punto è uno dei più sottovalutati. La laurea in diritto è impegnativa in modo particolare per chi non ha mai sviluppato un metodo di lettura critica e di rielaborazione autonoma dei contenuti, competenze che nelle scuole superiori raramente vengono insegnate in modo esplicito.

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Una parte significativa degli abbandoni non dipende dalla difficoltà intellettuale del corso, ma da problemi pratici di conciliazione tra studio e vita quotidiana. Ed è qui che il formato online offre una risposta concreta. Giurisprudenza è difficile indipendentemente dal formato scelto, ma studiare in modalità telematica rimuove molti degli ostacoli pratici che portano all’abbandono nelle università tradizionali.

Le lezioni asincrone delle università telematiche riconosciute dal MUR  permettono di seguire il corso in qualsiasi momento, senza vincoli di orario. Puoi rivedere le videolezioni quante volte vuoi, fermarti sui concetti più complessi e costruire il tuo ritmo di studio senza dover rinunciare al lavoro o ad altri impegni. Gli esami si sostengono presso sedi distribuite sul territorio nazionale, con sessioni più frequenti rispetto agli atenei tradizionali, il che ti permette di gestire il piano di studi in modo più elastico e di recuperare eventuali ritardi senza perdere un anno intero.

Per chi ha già una vita adulta strutturata, con un lavoro, una famiglia o responsabilità che non possono essere messe in pausa per cinque anni, il formato online riduce drasticamente il rischio di abbandono legato all’incompatibilità organizzativa, lasciando come unica vera variabile l’impegno nello studio.

Come affrontare giurisprudenza con il metodo giusto

Sapere che giurisprudenza è difficile è il punto di partenza, ma non basta. Quello che fa davvero la differenza è il metodo con cui si affronta il percorso fin dal primo anno. Chi completa il corso con successo, sia in presenza che online, condivide generalmente alcune caratteristiche nell’approccio allo studio.

Il primo elemento è la costanza quotidiana. Giurisprudenza non si studia a blocchi intensi prima degli esami: richiede un lavoro quotidiano e progressivo che permette di sedimentare i concetti giuridici nel tempo. Chi accumula troppo materiale in poco tempo tende a perdersi nei dettagli e a non costruire la comprensione sistematica che gli esami orali richiedono.

Il secondo elemento è la capacità di collegare le materie tra loro. Il diritto civile dialoga con il diritto commerciale, il diritto processuale si innesta sul diritto sostanziale, il diritto pubblico fornisce il quadro entro cui si muovono tutti gli altri rami. Chi studia ogni materia come un compartimento stagno fa molta più fatica di chi costruisce una mappa concettuale che collega i diversi insegnamenti.

Il terzo elemento è la preparazione orale attiva. La maggior parte degli esami di giurisprudenza sono orali, il che significa che saper ragionare ad alta voce su un tema giuridico è una competenza che va allenata, non improvvisata. Studiare in gruppo, simulare gli esami con un compagno di corso o registrarsi mentre si espone un argomento sono tecniche molto efficaci per sviluppare questa capacità.

Sbocchi professionali: vale la pena affrontare la difficoltà?

La laurea in diritto impegnativa ripaga l’investimento con un ventaglio di sbocchi professionali tra i più ampi e solidi del panorama italiano. Chi porta a termine il percorso ha accesso a professioni altamente qualificate e riconosciute socialmente, con percorsi di carriera stabili e ben remunerati.

Le principali strade percorribili dopo la laurea in giurisprudenza includono:

  • La professione forense, con il praticantato, l’esame di abilitazione e l’iscrizione all’albo degli avvocati
  • La magistratura, attraverso il concorso pubblico per magistrato ordinario, tra i più selettivi e prestigiosi del settore pubblico italiano
  • Il notariato, con un concorso specifico e un percorso di tirocinio professionale
  • La carriera nella pubblica amministrazione, con accesso privilegiato a ruoli dirigenziali e funzionari giuridici
  • La consulenza aziendale in ambito legale, compliance e diritto societario nelle imprese private
  • La ricerca accademica e l’insegnamento universitario, per chi vuole proseguire con il dottorato

La prospettiva di carriera è uno degli elementi che sostiene la motivazione durante i cinque anni più difficili del percorso e che distingue chi completa la laurea da chi abbandona nei momenti di crisi.

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